Gruppo di lettura del giovedì – Tessere di un mosaico (Biblioclick intervista GIelleGI → link)

 

Mi si permetta di definire questo ammirevole lettore. Non appartiene a una nazione o a una classe specifica. Non c’è direttore di coscienza o club del libro che possa gestire la sua anima. Il buon lettore, il lettore ammirevole, si identifica con il cervello che quel libro ha pensato e composto. Non cerca in un romanzo russo informazioni sulla Russia, perché sa che la Russia di Tolstoj o di Čechov non è la Russia della storia ma un mondo specifico immaginato e creato da un genio individuale. Al lettore ammirevole non interessano le idee generali; ma la visione particolare. In realtà, di tutti i personaggi creati da un grande artista, i più belli sono i suoi lettori.

Vladimir Nabokov – Lezioni di letteratura russa

 

Spesso i libri sono misteriosi, e molte volte il mistero dei libri risiede fuori dai libri.
Spesso un libro ha ragioni altrove, noi scrittori lo sappiamo che un romanzo ha la sua storia segreta in un altro romanzo, comunque fuori da quel romanzo.
Un libro non comincia mai con la prima pagina e non finisce mai con l’ultima.
Un libro è un universo in espansione, ma dov’è il suo Big Bang? Dove sono le sue ragioni? Dove abita un libro se non abita solo in se stesso?

Antonio Tabucchi

 

C’è solo un modo per leggere, che è quello di girare per biblioteche e librerie, raccogliendo i libri che vi attraggono e leggendo solo quelli. Lasciandoli da parte quando vi annoiano, saltando le parti che trascinano e mai, mai leggere nulla perché vi sentite in dovere, o perché è parte di una tendenza o di un movimento. Ricordate che il libro che vi annoia quando avete venti o trent’anni aprirà le sue porte per voi quando ne avrete quaranta o cinquanta e viceversa. Non leggete un libro al di fuori del suo momento giusto per voi.

Doris Lessing

 

Per molto tempo ho considerato certi scrittori come amici miei.
Nietzsche è un compagno dei giorni buoni e di quelli cattivi. In lui trovo quello di cui ho bisogno: la poesia, il pensiero ribelle, l’assenza di sistema, e una voce che sento in fondo a me stesso. Potrei dire la stessa cosa di Rimbaud, o di Juan Rulfo.
Una biblioteca è una camera piena di amici.
Sono amici che mi stanno intorno e che mi offrono ospitalità. I libri – forse non tutti i libri – quando sono sistemati negli scaffali, sembra che vi osservino, o che vi chiamino. Aspettano.

Tahar Ben Jelloun
 
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