aldous huxley (5)

Veniamo da ultimo al tema dell’aggressione degli esseri umani a livello fisiologico tramite mezzi farmacologici.
A questo punto è necessario chiederci quale uso si farà dei farmaci che saranno prodotti. Come possiamo essere sicuri che non verranno commessi abusi? Inevitabilmente, prima o poi, la ricerca elaborerà uno psicofarmaco euforico più efficace e meno dannoso dell’alcol e questa sostanza potrà diventare nelle mani di un dittatore uno strumento assai potente, come ho messo in evidenza più di vent’anni fa nel Mondo Nuovo.
Era naturalmente una fantasia, ma una fantasia che oggi è assai più prossima a realizzarsi di quanto pensassi allora.
È inevitabile perciò che, più o meno nel tempo di una generazione, venga inventato un metodo farmacologico che porterà gli uomini ad amare la loro sudditanza e, per così dire, produrrà dittature senza lacrime, una sorta di campo di concentramento indolore.

aldous huxley (1959)

 

Brave new world

Se dovessi riscrivere il libro adesso, offrirei al Selvaggio una terza alternativa.
Tra quella utopica e quella primitiva ci sarebbe la possibilità della sanità mentale, una possibilità già realizzata, in qualche misura, in una comunità di esuli e profughi provenienti dal Mondo Nuovo, che vivono dentro i confini della Riserva.
In questa comunità l’economia sarebbe decentralizzata; la scienza e la tecnologia sarebbero utilizzate come se fossero state fatte per l’uomo, e non, come accade oggi e ancora di più nel Mondo Nuovo, come se l’uomo dovesse adattarsi a esse e diventarne schiavo.
La religione sarebbe la ricerca consapevole e intelligente del Fine Ultimo dell’uomo, la conoscenza unitiva dell’immanente Tao o Logos, la trascendente Divinità o Brahman.
E la filosofia di vita prevalente sarebbe una sorta di Utilitarismo Superiore, in cui il principio della Maggiore Felicità sarebbe secondario rispetto al principio del Fine Ultimo.

aldosu huxley (introduzione all’edizione del 1946)

aldous huxley (6)

Huxley ha scritto il suo capolavoro, Il Mondo Nuovo, nel 1931 e senza sapere niente di genetica o di intelligenza artificiale o di internet.
La sua visione delle future tecnologie è quindi superata.
I lettori devono accettare questo fatto.

Eppure, nonostante la sua obsolescenza tecnologica, Il Mondo Nuovo è il libro più profetico del ventesimo secolo e una delle più approfondite discussioni sulla tecnologia nell’ambito della filosofia moderna.
Davvero, col passare degli anni, Il Mondo Nuovo si rivela sempre più appropriato.
Il libro ci mostra cosa succede quando un governo può hackerare le persone e controllare la società manipolando i nostri corpi dall’interno e non limitandosi alla realtà esterna del mondo.
Il presupposto è che gli umani sono algoritmi biochimici che la scienza può hackerare e che la tecnologia può quindi essere usata per manipolare dal singolo individuo all’intera comunità.

yuval noah harari

Huxley - Video racconto
huxley raccontato da tommaso pincio (video racconto – link)

Moksha

È in corso una grande guerra spirituale. Questo libro ce la racconta, insegnandoci a combatterla fino in fondo.
Proveremo a utilizzare gli scritti di Huxley sulla psichedelia per mostrare il senso di ciò che sta capitando, l’urgenza di questa guerra e la radice millenaria che la sostiene.
Nel suo romanzo più famoso, Il Mondo Nuovo, Huxley era già arrivato al punto in cui i suoi nuovi interessi dovevano trovare una soluzione: aveva descritto una società totalitaria del futuro controllata e sottomessa dall’utilizzo di una droga, chiamata come la sacra bevanda descritta nei testi sacri induisti, il soma, capace di produrre tre diversi effetti tra loro impossibili da combinare: euforico, allucinante e sedativo.
La società del Mondo Nuovo esercitava la sua tirannia attraverso la gioia indotta dall’eugenetica e dalla narcotizzazione delle menti.
[ … ] Viviamo in tempi interessanti.
È come se alcuni grandi miti dell’Occidente avessero iniziato a convergere in qualche punto materiale, rendendosi reali, pretendendo di metterci in discussione, sollecitando la nostra reazione.
Il mito del doppio, il mito di Faust e il mito dell’immortalità dell’anima, per esempio.
Vale quindi forse la pena azzardare qui nient’altro che una suggestione che riguarda il presente che viviamo.
Fa ormai parte della consapevolezza comune la discussione sulla presenza in qualche server remoto della Silicon Valley di un algoritmo che corrisponde a ciascuno di noi.
Questo algoritmo conosce i nostri nomi, sa quali parole d’amore usiamo, sa dove ci spostiamo, a che velocità andiamo, prevede i nostri gusti e le nostre avversioni, e ogni giorno migliora, diventa sempre più preciso e tende a assomigliarci sempre di più. Ogni nostra scelta, ogni nostra decisione, ogni nostra preferenza, viene registrata e l’algoritmo ci restituisce automaticamente una realtà che tende a assomigliare alla realtà che ci rappresenta al meglio, in una simbiosi tra io e non-io, tra soggetto e oggetto, che ancora una volta ci getterebbe in abissi filosofici.
Volendo però limitarci alla visionarietà dell’esempio, e imitando ciò che Huxley faceva quando parlava di psicofarmaci, potremmo aggiungere che l’algoritmo sia la versione attuale del vecchio soma del Mondo Nuovo.
E che, esattamente come il soma, ci regali un’illusione d’immortalità; riteniamo infatti che nella Silicon Valley ci sarà sempre il nostro algoritmo a sopravviverci e che anche in nostra assenza potrà elaborare in eterno le nostre idee, vivere i nostri amori possibili, reagire a ciò che di nuovo capiterà nel mondo come se noi fossimo ancora presenti.
È una forma spaventosa di conquista dell’immortalità, in cui facilmente possiamo vedere la reincarnazione del mito del doppio innestato nel mito di Faust e del suo patto col diavolo.
Senza accorgercene è come se avessimo già venduto l’anima immortale a qualcuno che ha lusingato, ancora una volta, come nel Mondo Nuovo, la nostra vanità e il nostro bisogno di sicurezza.
Per resistere al mondo algoritmico del deep learning digitale, bisogna sapersi rendere irriconoscibili, inclassificabili, imprevedibili.
Occorre avere cioè un cervello capace di mettere in scacco l’algoritmo che è programmato per diventare noi; serve sviluppare un’intelligenza umana in grado di sopravanzare il passo dell’intelligenza artificiale.
Bisogna rendersi unici.

edoardo camurri, rendersi unici (introduzione a moksha)

Huxley at Hollywood Hills

Sono lusingato, da fotografo dilettante quale sono, che Michael Horowitz e Cynthia Palmer abbiano deciso di usare la fotografia che avevo scattato ad Aldous Huxley mentre contemplava Los Angeles dalle Hollywood Hills il 6 maggio 1953. Gli avevo procurato la mescalina ed ero con lui e con sua moglie Maria quando le porte della percezione si sono aperte.
E tuttavia, di fronte alla proposta di scrivere una premessa a questa nuova edizione, ho cominciato a sentirmi a disagio.
Questo libro costituisce un’ammirevole selezione degli scritti di Aldous su un argomento che aveva studiato per anni e di cui capiva a fondo l’importanza. Moksha è una lettura piacevole e, soprattutto, da sfogliare.
Se non altro, posso far sì che i lettori di questo libro conoscano un suo breve ma profondo saggio sulle differenze umane, in cui Aldous descrive una passeggiata che fece a Londra una cinquantina di anni fa.
Percorrendo Arundel Street, notò che al numero 7 c’era la sede del «Christian World», mentre al numero 9 veniva pubblicato il «Feathered World», il «mondo dei pennuti».
Questo gli diede lo spunto per meditare sulla grande distanza che separa i cristiani dai pennuti, sottolineando l’abisso che divide i membri di specie diverse. Finché rivolse la sua attenzione a un’unica specie, la sua.
Ecco le ultime righe di A Meditation in Arundel Street:

L’abisso che divide il mondo di un amante, per esempio, o di un musicista, da quello di un farmacista è più profondo, più rigidamente invalicabile di quello che divide gli anglicani o i cattolici dai pappagalli, o le oche dai metodisti primitivi. Per passare da uno di questi mondi all’altro non possiamo procedere camminando, possiamo solo saltare. L’ultimo atto del Don Giovanni non è interpretabile in termini di elettroni o di molecole, né di cellule o organismi interi. Rispetto a questi mondi fisici, chimici e biologici, il Don Giovanni è un non sequitur. Tutto il nostro universo è composto da una serie di non sequitur. L’unica ragione per supporre che ci siano in realtà delle connessioni tra i frammenti scollegati della nostra esperienza, sia sul piano logico che su quello scientifico, sta nel fatto che l’esperienza è nostra, e che i frammenti sono presenti nella nostra coscienza. Queste costellazioni di mondi sono tutte contenute nel Paradiso della mente umana. È possibile che, un giorno o l’altro, i tecnici della logica e della scienza costruiscano dei comodi ponti per passare da un mondo all’altro. Nel frattempo dobbiamo accontentarci di saltare. Solvitur saltando. L’unica camminata possibile in Arundel Street è quella sul marciapiede.

Humphry Osmond

Servier Utopie

Il Millenarismo rivoluzionario e la speranza delle società borghesi in un avvenire illuminato dal progresso tecnico-scientifico, sono i due aspetti complementari del pensiero europeo del XIX secolo.
La società industriale non ha tuttavia disseccato la sorgente delle utopie. Spesso abbastanza vicine ai sistemi proposti dai riformatori politici esse esprimono, come accade da tre secoli, lo stesso sentimento d’angoscia dell’Occidente che dubita di sé e cerca un rifugio nei sogni di società chiuse, di isole incantate, o esprime la sua paura del futuro in incubi profetici.
[ … ] Il negativo bilancio della società industriale, ha ispirato ad Aldous Huxley il famoso Brave New World, opera chiave del pensiero utopico, perché finalmente vi è posto il problema dei rapporti tra individuo e società.
Il fine dei Controllori del romanzo è la stabilità sociale. Essi realizzano, con mezzi scientifici, l’ultima rivoluzione, la programmazione dell’individuo. La società diventa lo schema in cui l’individuo viene inserito, alla stessa stregua di un tassello musivo.
I bambini nati in provetta risolvono il problema dell’incesto, come avevano invano tentato di fare Aristotele e Platone.
Gli uomini vengono predisposti a sentirsi a proprio agio in un rigido sistema sociale fondato su caste e condizionati ad amare ciò che saranno costretti a fare.

Aldous Huxley ritrova per la sua città radiosa lo spirito delle società tradizionali.
L’individuo viene condizionato sin dalla nascita, castrato nel suo libero arbitrio, privato della coscienza come un organo inutile, preparato a giocare in società il ruolo che gli verrà assegnato, felice in questo mondo perché conforma la sua vita al Mito e vi partecipa con ognuno dei suoi atti.
Lo Stato totalitario è ordine. L’onnipotente Comitato dei Controllori esercita un potere assoluto su una popolazione che è ormai inutile obbligare o costringere a qualcosa perché gli individui, fin dalla nascita, amano la loro schiavitù.
Huxley oppone alla società perfetta una riserva di primitivi: Indiani, parenti prossimi dei pueblos, che attraversano il nostro secolo sulla loro arca stagna costruita agli albori del neolitico.
Tuttavia, scrive Huxley nell’Introduzione (all’edizione del 1946), può esistere tra i due corni del dilemma una soluzione intermedia.
Degli esuli, fuggiti dal Mondo Nuovo, avrebbero potuto fondare una comunità più umana, accettando il progresso tecnico senza abbandonare la dignità dell’essere umano. In una simile comunità, l’economia sarà decentralizzata, alla Henry George, la politica si ispirerà a Kropotkin.
La scienza e la tecnologia saranno utilizzate come il riposo domenicale, come se fossero state create per l’uomo e non perché l’uomo vi si asserva. La religione sarà la ricerca consapevole e intelligente del Fine Ultimo dell’uomo. La filosofia dominante sarà una sorta di utilitarismo supremo secondo cui il principio della massima felicità verrà subordinato al principio del Fine Ultimo.

Così Huxley propone la Terra degli Uomini di tutte le utopie, equilibrando sotto le due forme dell’intelligenza e della comodità la felicità dell’uomo sulla terra.
Questa terza soluzione viene proposta con un certo scetticismo, tanto Huxley è consapevole che l’umanità, nella sua ricerca di una certa felicità, finirà con lo sbucare nel vicolo cieco del Mondo Nuovo.

jean servier