Il testimone inascoltato – Yannich Haenel

 

Chi testimonia per il testimone?

                                                                                           Paul Celan

«Mai, nemmeno un giorno nella mia vita, sono riuscito a pensare a qualcosa che non fosse il messaggio del ghetto di Varsavia, per tutta la vita non ho fatto che quello: pensare al messaggio di Varsavia, e quando credevo di pensare ad altro era al messaggio di Varsavia che pensavo. Dai e dai, ho capito che c’era qualcosa di intrasmissibile in quel messaggio, qualcosa che non si poteva sentire, e che forse non sarà mai inteso».

Polonia, 1942. Jan Karski, militare attivo nella Resistenza, viene contattato dai leader di due organizzazioni ebraiche che intendono affidargli il ruolo di por­tavoce della tragedia del loro popolo e che, per convincerlo, lo fanno entrare clandestinamente nel ghetto di Varsavia. Sconvolto dalla miseria e dalle violenze cui assiste, l’uomo decide di accettare la missione di «messaggero». Nei due anni seguenti, allo scopo di testimoniare l’or­rore dello sterminio degli ebrei, Jan Karski intraprende lunghi e rischiosi viaggi attraverso l’Europa in guerra, spingendosi anche oltremare, fino alla Casa Bianca, a colloquio con Roosevelt. Ma la sensazione che riporta dagli in­contri con i grandi della Terra è quella di rimanere inascoltato, quando persino di non essere creduto. Decide così di la­sciare la propria testimonianza in un li­bro di memorie  (“Story of a Secret State”)  e di ritirarsi a vita priva­ta. Ma l’aver toccato con mano fino a quali bassezze si possono spingere gli esseri umani gli fa perdere il sonno e lo immerge in una costante notte bianca. Jan Karski sparisce dalle scene per de­cenni, finché il regista Claude Lanz­mann non lo convince a lasciarsi intervi­stare per il suo film, ShoahLa figura di Jan Karski, cattolico che cer­ca di dare voce alla richiesta d’aiuto de­gli ebrei, è toccante per il coraggio e l’in­tegrità dell’uomo e colpisce lo scrittore francese Yannick Haenel, che in questo libro rielabora in forma romanzesca, ma nel pieno rispetto della realtà storica, la figura e l’eccezionale vicenda di questo inascoltato testimone dello sterminio.

 

Yannich Haenel

Rennes, 23 settembre 1967. Co-fondatore della rivista «Ligne de risque» ha pubblicato presso Gallimard Introduction à la mort française (2001), Évoluer parmi les avalanches (2003), Cercle (Prix Décembre 2007 e Prix Roger Nimier 2008), Jan Karski (Prix Interallié e Prix du Roman Fnac 2009), Les Renards pâles (2013), e Je cherche l’Italie (Prix littéraire de la Sérénissime 2015).

 

Bernardini
17 ottobre 2019 – Incontro con Luca Bernardini

Luca Bernardini – Docente presso l’Università degli studi di Milano
Dipartimento di Lingue e letterature straniere, Sezione di Slavistica

 

PL.IT 5.2014 – Jan Karski – Luca Bernardini

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Jan Karski, Yannick Haenel e dintorni – Giovanna Tomassucci

Il libro di Yannick Haenel in francese si chiama semplicemente Jan Karski e in italiano Il testimone inascoltato. Ha ricevuto due premi importanti («Prix du roman Fnac» e «Interallié») ed è stato candidato al Goncourt. Da esso è stato tratto lo spettacolo teatrale di Arthur Nauzyciel, Jan Karski (mon nom est une fiction), presentato nel 2011 ad Avignone. L’ho scoperto nello scorso ottobre, durante un incontro all’Istituto francese di Firenze e ho avuto la fortuna di poterlo presentare poco dopo accanto all’autore al Pisa Book Festival 2012 …

[ … il testo integrale … ]

 

Lontano, lontano da te, si svolge la storia mondiale, la storia mondiale della tua anima 

Franz Kafka
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Rembrandt – Il cavalliere polacco – Frick Collection, New York

Jan Karski

«Non le darò istruzioni né le farò raccomandazioni … Dovrà soltanto riferire obiettivamente quello che ha visto, raccontare quello che ha vissuto in prima persona e ripetere ciò che in Polonia le è stato ordinato di dire su coloro che vivono là e negli altri paesi occupati d’Europa»: con questo viatico il premier Sikorski mandò Jan Karski a informare gli Alleati di ciò che stava accadendo agli ebrei nel suo paese e di come i polacchi non avessero mai smesso di lottare. Unitosi alla Resistenza nel 1939, il giovane ufficiale della riserva era stato incaricato di tenere i collegamenti fra lo Stato segreto polacco – una struttura clandestina perfettamente funzionante nelle sue varie ramificazioni, caso davvero unico quanto misconosciuto nell’Europa occupata dai nazisti – e gli organi ufficiali del governo in esilio a Londra. Oltre a svolgere temerarie missioni – culminate nella sua cattura da parte della Gestapo e in una rocambolesca fuga –, Karski aveva compiuto un’impresa inaudita: era riuscito a infiltrarsi nel ghetto di Varsavia e nel campo di transito di Bełzec  (successivamente identificato come il campo di Izbica Lubelska)  e, fatto ancora più inaudito, a uscirne indenne, deciso a denunciare al mondo le atrocità commesse dai nazisti ai danni della nazione polacca e degli ebrei tutti. Porterà in effetti la sua testimonianza diretta ai grandi della terra, incluso il presidente Roosevelt, ma per motivi politico-strategici il suo appello non verrà raccolto né avrà seguito: non gli resterà, nel 1944, che affidarlo a questo libro. 

Dimenticato nel dopoguerra in ragione dei nuovi assetti politici mondiali, Karski sarà riscoperto e intervistato dal regista Claude Lanzmann per il celeberrimo Shoah (1985), che darà l’avvio alla seconda fase della sua missione: ricordare l’indifferenza degli Alleati di fronte al consumarsi del genocidio.

Story of a Secrete State – La mia testimonianza davanti al mondo

 

Claude Lanzmann e Jan Karski

 

Teatro OUT OFF – Il testimone scomodo – Jan Karski, l’eroe polacco.

Incontro con il prof. Luca Bernardini, docente di letteratura e cultura polacca contemporanea all’Università degli Studi di Milano.

 

Lungo il percorso

Claude Lanzmann

(ANSA) 5 luglio 2018 – Parigi

Il giornalista e regista francese Claude Lanzmann, autore del film ‘Shoah’, è morto oggi, a Parigi, all’età di 92 anni: è quanto annuncia il suo editore Gallimard. Strenuo difensore della causa di Israele e amico di Jean-Paul Sartre, nella sua lunga vita Lanzmann fu anche filosofo e scrittore. Francese, figlio di immigrati bielorussi, Lanzmann è noto soprattutto per ‘Shoah’, film fiume sullo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra Mondiale.

Nato a Parigi nel 1925, figlio di genitori ebrei arrivati in Francia dall’Europa dell’est, a 17 anni si unì alla Resistenza francese e negli anni successivi si oppose alla guerra franco algerina. Fu compagno di Simone de Beauvoir e diresse per molti anni la rivista politica Les Temps Modernes, fondata tra gli altri da Jean-Paul Sartre. 

Claude Lanzmann iniziò a lavorare al film Shoah nell’estate  del 1974, un capolavoro che venne consegnato al mondo solo nel 1985. Il risultato è un film-fiume della durata di nove ore e mezza ma soprattutto un’opera fondamentale, sia dal punto di vista storico che cinematografico. Un film che ha narrato come conoscere sia necessario, nonostante sia impossibile comprendere l’efferatezza della tragedia.

Leggere e basta non è sufficiente. Bisogna vedere e sapere, sapere e vedere, indissolubilmente. È un lavoro straziante

Claude Lanzmann

Come tutti gli spettatori confondo il passato e il presente. Ho detto che proprio in questa confusione sta il lato miracoloso di Shoah. Aggiungo che non avrei mai immaginato una simile mescolanza di orrore e di bellezza. Certo, l’una non serve a mascherare l’altro, non si tratta di estetismo: al contrario, essa lo mette in luce con tanta inventiva e tanto rigore che siamo consci di contemplare una grande opera. Un puro capolavoro

Simone de Beauvoir

Quando uscì, nel 1985, dopo dodici anni di ricerche e lavoro, nelle sue nove ore e mezzo di durata, fu chiaro a tutti che il film di Claude Lanzmann era l’opera definitiva, assoluta sulla immane tragedia che, da quel momento in poi, sarebbe per sempre stata definita Shoah. E che Shoah entrava di diritto nel numero dei pochissimi capolavori davvero indispensabili a chiunque per capire il tempo in cui viviamo

Frediano Sessi

 

L’ultimo degli ingiusti – Film documentario – Claude Lanzmann (2013)
Lanzmann racconta il “ghetto modello” di Terezin e la figura di Benjamin Murmelstein

“C’è un romanzo di Bashevis Singer, Nemici: una storia d’amore, dove lui scrive: ‘Quando fra cento anni diranno che gli abitanti dei ghetti erano dei santi, non ci sarà bugia più grande’. Perché, aggiungo io: furono martiri. Ma non tutti i martiri sono santi.”

L’Italia – e Roma in particolare – ha un ruolo fondamentale nella tormentata vicenda del rabbino Murmelstein, la personalità più brillante della comunità ebraica di Vienna che, fin dal marzo 1938, data dell’Anschluss, si oppose con tenacia ad Eichmann per strappargli il maggior numero possibile di vittime, prima di diventare l’ultimo Decano del Consiglio degli Ebrei di Theresienstadt, dal dicembre del 1944.

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Podcast – L’intervista integrale

Condannato ingiustamente all’esilio, impeditagli la possibilità di stabilirsi in Israele come avrebbe ardentemente desiderato, Benjamin Murmelstein trascorse a Roma la maggior parte della sua vita, educando il figlio Wolf in condizioni estremamente precarie; visse del lavoro delle proprie mani, pur essendo un intellettuale e uno studioso di grande respiro, senza mai ricevere alcun aiuto dalla ricca comunità ebraica romana che aveva fatto sue, senza verificarle, le accuse calunniose diffuse contro di lui e dalle quali un tribunale cecoslovacco lo aveva del tutto scagionato. Il film che ho fatto, ed ora il libro, lo riabilitano completamente, riparano al male imperdonabile che gli è stato fatto, e mostrano in tutta la sua lampante chiarezza la stupidità delle accuse dei suoi correligionari.

Claude Lanzmann

 

United State Holocaust Memorial Museum

Claude Lanzmann Shoah Collection – Riassunti, trascrizioni, traduzioni, indici, foto e sequenze video, non utilizzate nel montaggio, raccolte durante la realizzazione di Shoah.

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