
Penso che la fantascienza sia la migliore incarnazione della parola alienazione.
Crea una situazione per abbattere tutto ciò che conosci nella tua vita quotidiana e riesaminare ciò a cui sei abituato.
La fantascienza però non può aiutare le persone in modo sostanziale, ma può fornire alcuni riferimenti, materiali o cose simili a specchi in modo che le persone possano pensare.
Non importa quanto sia avanzata la scienza e la tecnologia umana, la disuguaglianza esisterà ancora.
In Pechino pieghevole il concetto di divisione di tempo e di spazio riflette la disuguaglianza.
Il tempo e lo spazio costituiscono gli ambiti di vita basilare degli esseri umani: se vengono “tagliati” significherà che la disuguaglianza ha invaso ogni angolo della nostra esistenza.
Il tempo, in particolare: abbiamo tutti lo stesso tempo, è la nostra risorsa più equa.
Ma se il tempo diventa un’idea segmentata, significa disegnare una realtà totalmente diseguale.
Pertanto, lo spazio-tempo in Pechino Pieghevole non è interamente un concetto di cosmologia e relatività generale, ma una discussione sulla società stessa e sull’identità umana.
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Per quanto riguarda la compressione e l’espansione del concetto di tempo e spazio, non mi pare che il concetto abbia scatenato abbastanza discussioni nella società contemporanea. Forse l’unica cosa che si è fatta è stata un’osservazione sociale. In effetti nella vita urbana moderna alcune persone vivono negli angoli del tempo e dello spazio di altre persone. Non possono uscire e muoversi a piacimento durante il giorno, né possono vivere nella zona in cui soggiornano altre persone. Questo fenomeno è già esistito nelle nostre città, soprattutto se penso al settore delle pulizie o dell’edilizia. Questo dà l’idea di come le persone possano già vivere in tempi e spazi diversi, evidenziando la frammentazione delle sezioni sociali della folla.
Nella mia storia ho trattato molti temi: l’amore, la famiglia, l’ineguaglianza, la solitudine delle persone che vivono una accanto all’altra senza mai condividere nulla.
E ho provato a mostrare il mix di compassione e indifferenza che è una caratteristica dello stile di governo paternalistico delle autorità cinesi, parte della nostra storia e tradizione.

Artwork by Min Seub Jung
In Pechino pieghevole lo spazio si trasforma, mutando la fisionomia territoriale della città, trasformando anche il tempo e in definitiva la vita dei suoi abitanti.
Pechino si anima come un cubo di Rubik, sprofonda e fa riemergere parti del suo territorio insieme all’umanità che la abita, annichilita al sonno da gas che accompagnano il riposo, più o meno lungo secondo il proprio livello – ovvero la classe.
La luce del giorno è razionata e non tutti hanno il diritto di osservarla. Il bene più prezioso in assoluto è il tempo libero, di cui solo i ricchi possono godere. Lo spazio per vivere e muoversi è determinato in base al censo.
Tra le 6 del mattino e le 6 del giorno successivo la città è a disposizione dei membri della prima classe, élite economica, composta da 5 milioni di individui che una volta terminato l’orario di lavoro possono fare del tempo ciò che vogliono. Tutto è consentito fino all’alba.
Poi avviene il cambio: la superficie della città ruota su se stessa e gli eleganti edifici e le ordinate strade scompaiono sottoterra per lasciare il posto allo spazio urbano riservato alla seconda classe. Venticinque milioni di persone appartenenti alla middle-class che hanno il diritto di vivere la propria vita per 16 ore, tra le 6 del mattino e le 10 di sera.
A quel punto la metropoli si ribalta di nuovo e i 50 milioni di uomini e donne della terza classe sciamano fuori dai loro edifici alveare per il turno di lavoro manuale che va dalle 10 di sera alle 6 del mattino.
Da sempre la science fiction parla del futuro per raccontare e analizzare il presente.
In un’intervista pubblicata su Uncanny Magazine, dove è apparsa la prima traduzione in inglese del suo romanzo breve, Hao Jingfang ha rivelato che l’ispirazione per la sua storia le è venuta mentre era a una conferenza sullo smaltimento dei rifiuti.
Alla proposta avanzata da un esperto di automatizzare il trattamento della spazzatura a Pechino un funzionario dell’amministrazione ha risposto che questo avrebbe portato alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.
Una passeggiata in un quartiere densamente popolato e una spiccata fantasia hanno fatto il resto.
Paolo Tosatti e Simone Pieranni, il Manifesto
Pechino pieghevole è apparso la prima volta nel 2012, pubblicato online sulla piattaforma BBS della Tsinghua University (newsmth.net) senza editore. Nel 2014 il racconto è stato pubblicato su riviste cinesi di fantascienza, entrando così nel circuito ufficiale dell’editoria.
La prima pubblicazione in lingua inglese è avvenuta nel 2015 sulla rivista digitale Uncanny Magazine, che ne ha curato la diffusione internazionale. Nel 2016 il racconto ha vinto il prestigioso Premio Hugo.
In Italia è uscito nel 2020 per Add Editore, in una raccolta omonima che riunisce undici racconti, con traduzione di Silvia Pozzi direttamente dal cinese.

Il nostro mondo? Quale? Può davvero un pianeta appartenere a noi? O siamo noi ad appartenere a un pianeta?
Non chiedermi le coordinate di questi pianeti. Quei numeri sono i più antichi proverbi mistici dell’universo. Sono come l’aria tra le tue dita: provi ad afferrarli, ma quando apri la mano non c’è nulla.
Tu, io e loro ci incontriamo solo per un momento, e siamo destinati a separarci di nuovo.
Siamo solo viaggiatori. Tutto qui.
Invisible planets
lungo il percorso
Walter Michael Miller jr. (1923 – 1996)

Il racconto Servocittà di Walter M. Miller Jr. è stato pubblicato, per la prima volta, nel 1952 con il titolo Dumb Waiter sulla rivista Astounding Science Fiction.
In Italia è uscito, per la prima volta, nel 1959 pubblicato da Einaudi, nell’antologia Le meraviglie del possibile curata da Sergio Solmi (autore dell’introduzione) e da Carlo Fruttero.
Ambientato in uno scenario post-atomico, è una proto-riflessione sull’AI, in largo anticipo sui tempi.
La città di cui si narra è completamente automatizzata e controllata da una Centrale robotica. Nonostante l’assenza di abitanti, i sistemi di controllo e i robot continuano a eseguire i loro compiti programmati in modo del tutto automatico.
L’opera affronta il tema dell’alienazione tecnologica e del “macchinismo”. Miller mostra come le macchine, se private della guida e della flessibilità del giudizio umano, possano trasformarsi in una prigione o in una minaccia, pur continuando a fare esattamente ciò per cui erano state progettate.
La città funziona quasi come un organismo intelligente: reagisce, si autoregola, richiede specialisti che la curino, ma nessuno ne possiede davvero il controllo completo.
Walter M. Miller Jr. era interessato soprattutto a un tema ricorrente nella sua opera: la civiltà crea strumenti sempre più potenti, ma rischia di perdere la capacità culturale e morale di comprenderli davvero.
È lo stesso nucleo filosofico che compare anche in Un cantico per Leibowitz.

A Canticle for Leibowitz di Walter M. Miller Jr. è un romanzo di fantascienza post-apocalittico strutturato in tre epoche storiche differenti.
Nella prima parte, dopo una guerra nucleare denominata Semplificazione, il mondo è tornato a un’epoca quasi medievale. La conoscenza scientifica è stata quasi completamente azzerata e vista con sospetto. In questo contesto nasce l’Ordine di San Leibowitz, un’abbazia di monaci che ha il compito di salvare e copiare tutto ciò che resta dei libri e dei documenti della vecchia civiltà. Uno di questi monaci scopre casualmente dei documenti scientifici appartenuti a un ingegnere del passato, che vengono trattati come reliquie sacre perché non più compresi.
Nella seconda parte, diversi secoli dopo, la civiltà sta rinascendo e la scienza viene riscoperta. L’abbazia continua a custodire i testi antichi, ma ora il mondo esterno sta tornando a un livello tecnologico avanzato. Tuttavia si cominciano a intravedere tensioni politiche e militari simili a quelle che avevano portato al disastro iniziale.
Nella terza parte, ancora molti secoli dopo, la tecnologia è diventata di nuovo estremamente avanzata, fino a includere armi nucleari e sistemi di distruzione globale. L’umanità è quindi di fronte allo stesso rischio del passato: una nuova guerra totale.
Tema fondante: corsi e ricorsi storici. La storia umana tende a ripetersi, e il progresso tecnologico non garantisce di per sé la saggezza necessaria per evitare la distruzione.