quel che resta del giorno

Attraversare il disincanto senza rinunciare allo sguardo sul mondo
- Quel che resta del giorno, Kazuo Ishiguro
- La cantina. Una via di fuga, Thomas Bernhard
- L’infanzia di Gesù, J. M. Coetzee
- Mentre morivo, William Faulkner
- La stanza di Jacob, Virginia Woolf
- Sula, Toni Morrison
- La piazza del diamante, Mercè Rodoreda
- Tutti i nomi, José Saramago
I libri di questo percorso sono stati scritti in epoche differenti, da autori provenienti da paesi e tradizioni culturali lontane tra loro, e si muovono tra realismo, allegoria, metafora, riflessione filosofica.
Più che seguire una rotta prestabilita, il percorso si sviluppa attorno ad una domanda che ritorna da un libro all’altro, cambiando ogni volta forma e prospettiva: come costruire e ri-conoscere la propria identità nel rapporto con gli altri.
I protagonisti di questi romanzi, ciascuno a modo proprio, si confrontano con un mondo che appare opaco, ostile e spesso imprevedibile, ricercando un senso, un luogo da abitare, una relazione a cui affidarsi, una possibile dignità.
Talvolta resistono, talvolta si smarriscono; raramente trovano risposte definitive. Eppure continuano a interrogare ciò che accade loro e il mondo che li circonda.
Il percorso di lettura nasce dall’intreccio di tali interrogativi.
Ogni romanzo lascia emergere una domanda che ritorna, trasformata, nel libro successivo; ogni lettura getta una luce nuova su quelle che la precedono.
Non una semplice successione di otto titoli, ma otto gradi di separazione: la distanza tra un libro e l’altro — di epoca, di lingua, di voce — non allontana le storie, ma è ciò che rende possibile il passaggio da una domanda all’altra.
Non si tratta di trovare un senso ultimo al mondo, ma di cercare un modo di abitarlo.
E forse, proprio quando le risposte definitive vengono meno, il prendersi cura — di sé, dell’altro, della memoria, di ciò che ancora resta — può diventare una possibile forma di relazione, di resistenza.
Attraversare le zone d’ombra senza smettere di interrogarle, fino a scoprire in ciò che resta del giorno, inaspettatamente, un senso, una presenza, una relazione, una speranza.

- Quel che resta del giorno (pp. 276 – 1989) Kazuo Ishiguro (Nobel 2017)
Un viaggio nella campagna inglese si risolve in un inaspettato viaggio dentro se stessi. La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: rispettare una certa tradizione e difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato tra ciò che è stato detto e ciò che è rimasto in silenzio: il passato non è mai davvero lontano. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo?

- La cantina. Una via di fuga (pp. 136 – 1976) Thomas Bernhard
Un giorno, invece di andare a scuola, il giovane Bernhard inverte la rotta per prendere la direzione opposta, verso l’ufficio di collocamento. Qui un’impiegata zelante gli fa una serie di proposte – molti famosi negozi in centro cercavano apprendisti – che lui rifiuta. La direzione opposta è il suo obiettivo. Alla fine l’impiegata gli propone la cantina. La cantina è ubicata nella zona più malfamata di Strasburgo, il quartiere di Scherzhauserfeld, ed è gestita dal signor Karl Podlaha. Lavorando nella cantina, Bernhard trova infine la felicità e la voglia di seguire la sua vocazione: la musica.

- L’infanzia di Gesù (pp. 249 – 2013) J. M. Coetzee (Nobel 2003)
Simón e il piccolo David sbarcano a Novilla. Novilla non è la loro città, lo spagnolo non è la loro lingua: ma come tutti gli abitanti della città, con cui condividono il misterioso destino, vi sono giunti dopo un viaggio in mare e non conservano nessun ricordo delle loro vite precedenti. Non sanno da dove vengono, a chi erano legati, quale evento catastrofico li ha condotti fin lì come profughi; non lo sanno e sembra che nemmeno abbia più importanza. C’è solo una cosa che Simón sa: deve prendersi cura di questo bambino che ha conosciuto sulla nave, deve accudirlo anche se non è suo figlio, anche se nulla lo lega a lui e sa che deve aiutarlo a ricongiungersi con la madre.

- Mentre morivo (pp. 240 – 1930) William Faulkner (Nobel 1949)
Faulkner scrive questo suo quinto romanzo in sei settimane: è l’estate del 1929, ha trentadue anni, lavora di notte come operaio in una centrale elettrica e ha appena pubblicato una delle sue opere più alte e composite, L’urlo e il furore. E Mentre morivo è un nuovo, ancor più vertiginoso azzardo, poiché in esso Faulkner riesce a ordire una rara, tetra polifonia di voci monologanti, nella quale riconosciamo il suono di un’America primordiale e sino allora muta.

- La stanza di Jacob (pp. 256 – 1922) Virginia Woolf
A nostra lode o a nostro biasimo, non si può negare – dentro ognuno di noi c’è un cavallo selvaggio. La stanza di Jacob è un romanzo importante, un’opera cruciale nella carriera di Virginia Woolf, l’opera che, come sottolinea Nadia Fusini, segna un momento di passaggio, il momento in cui la scrittrice, quarantenne, impara a conoscere – e a usare – quella che chiama la sua voce. E dove si interroga per la prima volta su cosa significhi raccontare una storia. Virginia Woolf racconta la vita di Jacob Flanders, un giovane il cui percorso – dall’infanzia sulle coste ventose della Cornovaglia agli anni a Cambridge e la vita artistica a Londra – è narrato dalle voci delle donne che lo hanno conosciuto e amato. Jacob è un personaggio sfuggente, mai pienamente rivelato, che incarna il mistero dell’identità umana e il senso di perdita in un mondo travolto dalla Prima guerra mondiale. Un romanzo che intreccia poesia e narrazione, esplorando il tempo, la memoria e l’intimità con una profondità senza precedenti. La stanza di Jacob rappresenta una pietra miliare della letteratura modernista.

- Sula (pp. 176 – 1973) Toni Morrison (Nobel 1993)
Toni Morrison è la prima donna di colore a ottenere il premio Nobel. Tema centrale dei suoi romanzi, in cui si segnala lo spessore metaforico della scrittura, è la perdita d’identità dei neri, analizzata nei momenti della storia americana in cui il loro patrimonio culturale è stato più minacciato per dare voce alle minoranze, agli invisibili attraverso la letteratura. Osservando la disposizione dei capitoli del romanzo, che presentano una divisione in anni a partire dall’inizio del Novecento, si intuisce che la narrazione correrà su precisi binari temporali. Infatti, come se guardassimo lo schermo di una macchina del tempo, Morrison ci descrive la comunità afroamericana di una cittadina inventata dell’Ohio, Medallion, che si trova in una zona collinare della profonda America, separata dal centro abitativo più attivo e sfavillante abitato dagli americani bianchi. Ci viene raccontata la genesi di questo quartiere per soli neri e la sua evoluzione fino agli anni Sessanta quando diventerà una zona residenziale: un fenomeno di urbanizzazione che in qualche modo cancella non soltanto la topografia ma anche la presenza afroamericana e di conseguenza il suo legame storico con quel luogo.

- La piazza del diamante (pp. 208 – 1962) Mercè Rodoreda
Mercè Rodoreda è stata una scrittrice spagnola, di lingua catalana, attivamente impegnata contro il franchismo e per l’indipendenza della Catalogna. Figura di primo piano della letteratura catalana del XX secolo, le sue opere sono state tradotte in più di 30 lingue.
Il romanzo più bello che sia mai stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile.
Gabriel Garcia Márquez
È un grande libro di scrittura nitida e altissima nella sua essenzialità e semplicità, una prosa-poesia di fatti, sentimenti, sofferenze, riflessione sull’eterna ingiustizia della storia.
Goffredo Fofi
Appena ho chiuso La piazza del Diamante di Mercè Rodoreda, ho semplicemente pensato: ho letto un capolavoro.
Marco Lodoli
Un romanzo intimo e corale insieme, dove la piccola storia di una donna diventa la grande storia di un Paese e di un secolo.

- Tutti i nomi (pp. 224 – 1997) José Saramago (Nobel 1998)
Tutti i nomi è un libro in cui José Saramago affronta molti dei suoi temi narrativi: la continua e spasmodica ricerca dell’altro, a procura do outro, il tema del viaggio che da fisico si evolve in esistenziale: la costante del nostro nome – il tempo cambia: muta, avanza, scorre, il nome no. Un’inspiegabile ossessione si impadronisce di un certo signor José, modesto impiegato della Conservatoria generale dell’Anagrafe di una – anche qui – non ben identificata città. L’ossessione, che condurrà ad avventure impensabili un uomo dalla condotta ineccepibile, dedito al lavoro e al rispetto delle gerarchie, insomma un Pessoa senza genialità, è quella di ricostruire la storia di una donna anch’essa qualunque, sulla cui scheda – che in Anagrafe reca soltanto nome, data e luogo di nascita e poco più …