il rumore del tempo

Vorrei parlare non di me stesso, ma seguire il secolo, il rumore e il germogliare del tempo.
Osip Mandel’štam

 

  • Lo straniero, Albert Camus
  • Io? Peter Flamm (Erich Mosse)
  • Il processo, Franz Kafka
  • Il buio a mezzogiorno, Arthur Koestler
  • Il rumore del tempo, Julian Barnes
  • I sommersi e i salvati,  Primo Levi
  • Se non ora, quando? Primo Levi
  1. Lo straniero (pp. 162 – 1942) Albert Camus
    L’estate, quella calda, soffocante dell’Algeria. Una stagione destinata a cambiare per sempre la vita, fino a quel momento ordinaria e quasi banale, dell’impiegato Mersault. Lui, uomo qualunque, talmente anonimo da passare inosservato, che improvvisamente fa qualcosa di orribile: uccide un arabo.

  2. Io? (pp. 143 – 1926) Peter Flamm (Erich Mosse)
    Berlino, 1918. La guerra è appena finita, un uomo torna a casa e non è più lui. «Come un attore me ne sto su un palcoscenico, imparerò la mia parte, è già scritta fino in fondo, di certo già da prima, e io mi limito a recitarla». Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.

  3. Il processo (pp. 260 – 1915) Franz Kafka
    Un uomo che condivide con l’autore più di una lettera si ritrova alle prese con i mortali ingranaggi della giustizia. Pubblicato postumo nel 1925, qui presentato nella traduzione di Primo Levi, Il processo può essere inteso come emblema della condizione umana: Josef K., il protagonista, è processato e poi condannato per una colpa non commessa, ignota al «tribunale» stesso.

  4. Il buio a mezzogiorno (pp. 324 – 1940) Arthur Koestler
    Ispirato al processo Bucharin del 1938. Mosca, anni Trenta. Nicolaj Salmanovič Rubascëv è un commissario politico: è compito suo scoprire gli avversari del regime, interrogarli, punirli. Ma il destino lo porta sul banco degli imputati. Scritto tra il 1938 e il 1940, pubblicato mentre Koestler si trovava in una prigione inglese, Buio a mezzogiorno mette in scena il corto circuito tra l’aspirazione all’utopia e le conseguenze dell’uso improprio del potere.

  5. Il rumore del tempo (pp. 191 – 2016) Julian Barnes
    In un mondo che premia la velocità e la sovraesposizione, Il rumore del tempo è un atto controcorrente. Non solo perché Julian Barnes ci invita a rallentare e ad ascoltare — davvero, profondamente — ma perché ci conduce in un territorio dove la vita interiore di un uomo diventa teatro di un dramma più grande: quello dell’arte contro il potere, del silenzio contro l’imposizione, della coscienza contro la sopravvivenza. Il titolo, tratto da una frase del poeta Osip Mandel’štam (“L’unica cosa che il tempo lascia dietro di sé è il rumore”), diventa metafora centrale: il rumore del tempo è il fragore assordante della Storia che vuole coprire ogni voce individuale.

  6. Sommersi e salvati (pp. 196 – 1986) Primo Levi
    Quali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la “zona grigia” della collaborazione? Era possibile capire dall’interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di un’esperienza estrema?

  7. Se non ora, quando? (pp.348 – 1982) Primo Levi
    Dalle foreste della Russia Bianca attraverso incontri, separazioni, battaglie, stretti da vincoli fraterni e da passioni contrastate, Primo Levi racconta l’interminabile epopea di partigiani ebrei polacchi e russi, uomini e donne, tra la Polonia e la Germania, epopea che si conclude, dopo varie peripezie, nelle vie della vecchia Milano.
    Non mi sono prefisso di scrivere una storia vera, bensì di ricostruire l’itinerario, plausibile ma immaginario di uomini e donne superstiti di una civiltà (poco nota in Italia) che il nazismo aveva distrutto fin dalle radici, stremati ma consapevoli della loro dignità.

  8. La chiave a stella (pp. 208 – 1978) Primo Levi
    Faussone, detto Tino, il protagonista di questa «opera prima» di Primo Levi è un operaio specializzato che si lascia alle spalle la dura esperienza della catena di montaggio alla Lancia e gira per il mondo a montare gru, ponti sospesi, strutture metalliche, impianti petroliferi. Il romanzo racconta la sua vita e il suo lavoro: una sorta di Odissea moderna con protagonista una specie di Ulisse dall’India alla Russia, dall’Alaska all’Africa.