- Quel che resta del giorno (pp. 276 – 1989)

Un viaggio nella campagna inglese si risolve in un inaspettato viaggio dentro se stessi. La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: rispettare una certa tradizione e difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato tra ciò che è stato detto e ciò che è rimasto in silenzio: il passato non è mai davvero lontano. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo?
- La cantina. Una via di scampo (pp. 136 – 1976)

Un giorno, invece di andare a scuola, il giovane Bernhard inverte la rotta per prendere la direzione opposta, verso l’ufficio di collocamento. Qui un’impiegata zelante gli fa una serie di proposte – molti negozi in centro cercavano apprendisti – che lui rifiuta. La direzione opposta è il suo obiettivo. Alla fine l’impiegata gli propone la cantina. La cantina è ubicata nella zona più malfamata di Strasburgo, il quartiere di Scherzhauserfeld, ed è gestita dal signor Karl Podlaha. Lavorando nella cantina, Bernhard trova infine la felicità e la voglia di seguire la sua vocazione: la musica.
- L’infanzia di Gesù (pp. 249 – 2013)

Simón e il piccolo David sbarcano a Novilla. Novilla non è la loro città, lo spagnolo non è la loro lingua: ma come tutti gli abitanti della città, con cui condividono il misterioso destino, vi sono giunti dopo un viaggio in mare e non conservano nessun ricordo delle loro vite precedenti. Non sanno da dove vengono, a chi erano legati, quale evento catastrofico li ha condotti fin lì come profughi; non lo sanno e sembra che nemmeno abbia più importanza. C’è solo una cosa che Simón sa: deve prendersi cura di questo bambino che ha conosciuto sulla nave, deve accudirlo anche se non è suo figlio, anche se nulla lo lega a lui e sa che deve aiutarlo a ricongiungersi con la madre.
- La piazza del diamante (pp. 208 – 1962)

Mercè Rodoreda è stata una scrittrice spagnola, di lingua catalana, attivamente impegnata contro il franchismo e per l’indipendenza della Catalogna. Figura di primo piano della letteratura catalana del XX secolo, le sue opere sono state tradotte in più di 30 lingue.
Il romanzo più bello che sia mai stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile.
Gabriel Garcia Márquez
È un grande libro di scrittura nitida e altissima nella sua essenzialità e semplicità, una prosa-poesia di fatti, sentimenti, sofferenze, riflessione sull’eterna ingiustizia della storia.
Goffredo Fofi
Appena ho chiuso La piazza del Diamante di Mercè Rodoreda, ho semplicemente pensato: ho letto un capolavoro.
Marco Lodoli
Un romanzo intimo e corale insieme, dove la piccola storia di una donna diventa la grande storia di un Paese e di un secolo.
- La stanza di Jacob (pp. 256 – 1922)

A nostra lode o a nostro biasimo, non si può negare – dentro ognuno di noi c’è un cavallo selvaggio.
La stanza di Jacob è un romanzo importante, un’opera cruciale nella carriera di Virginia Woolf, l’opera che, come sottolinea Nadia Fusini, segna un momento di passaggio, il momento in cui la scrittrice, quarantenne, impara a conoscere – e a usare – quella che chiama la sua voce. E dove si interroga per la prima volta su cosa significhi raccontare una storia. Virginia Woolf racconta la vita di Jacob Flanders, un giovane il cui percorso – dall’infanzia sulle coste ventose della Cornovaglia agli anni a Cambridge e la vita artistica a Londra – è narrato dalle voci delle donne che lo hanno conosciuto e amato. Jacob è un personaggio sfuggente, mai pienamente rivelato, che incarna il mistero dell’identità umana e il senso di perdita in un mondo travolto dalla Prima guerra mondiale. Un romanzo che intreccia poesia e narrazione, esplorando il tempo, la memoria e l’intimità con una profondità senza precedenti. La stanza di Jacob rappresenta una pietra miliare della letteratura modernista.
- Mentre morivo (pp. 240 – 1930)

Faulkner scrive questo suo quinto romanzo in sei settimane: è l’estate del 1929, ha trentadue anni, lavora di notte come operaio in una centrale elettrica e ha appena pubblicato una delle sue opere più alte e composite, L’urlo e il furore. E Mentre morivo è un nuovo, ancor più vertiginoso azzardo, poiché in esso Faulkner riesce a ordire una rara, tetra polifonia di voci monologanti, nella quale riconosciamo il suono di un’America primordiale e sino allora muta.
- Sula (pp. 176 – 1973)

Toni Morrison è la prima donna di colore a ottenere il premio Nobel. Tema centrale dei suoi romanzi, in cui si segnala lo spessore metaforico della scrittura, è la perdita d’identità dei neri, analizzata nei momenti della storia americana in cui il loro patrimonio culturale è stato più minacciato per dare voce alle minoranze, agli invisibili attraverso la letteratura. Osservando la disposizione dei capitoli del romanzo, che presentano una divisione in anni a partire dall’inizio del Novecento, si intuisce che la narrazione correrà su precisi binari temporali. Infatti, come se guardassimo lo schermo di una macchina del tempo, Morrison ci descrive la comunità afroamericana di una cittadina inventata dell’Ohio, Medallion, che si trova in una zona collinare della profonda America, separata dal centro abitativo più attivo e sfavillante abitato dagli americani bianchi. Ci viene raccontata la genesi di questo quartiere per soli neri e la sua evoluzione fino agli anni Sessanta quando diventerà una zona residenziale: un fenomeno di urbanizzazione che in qualche modo cancella non soltanto la topografia ma anche la presenza afroamericana e di conseguenza il suo legame storico con quel luogo.
- Tutti i nomi (pp. 224 – 1997)

Tutti i nomi è un libro in cui José Saramago affronta molti dei suoi temi narrativi: la continua e spasmodica ricerca dell’altro, a procura do outro, il tema del viaggio che da fisico si evolve in esistenziale: la costante del nostro nome – il tempo cambia: muta, avanza, scorre, il nome no. Un’inspiegabile ossessione si impadronisce di un certo signor José, modesto impiegato della Conservatoria generale dell’Anagrafe di una – anche qui – non ben identificata città. L’ossessione, che condurrà ad avventure impensabili un uomo dalla condotta ineccepibile, dedito al lavoro e al rispetto delle gerarchie, insomma un Pessoa senza genialità, è quella di ricostruire la storia di una donna anch’essa qualunque, sulla cui scheda – che in Anagrafe reca soltanto nome, data e luogo di nascita e poco più …