Questo libro è proprio un film: il romanzo sul grande schermo.

Il film di cui ci illudevamo d’essere solo spettatori, è la storia della nostra vita.

Italo Calvino

  • La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini 1990
    Marianna Ucria – Regia: Roberto Faenza (1997) 
  • Reparto 6 di Anton Checov 1892
    Reparto 6 – Regia: K. Shakhnazarov e A. Gornovsky (Отдел 6 – 2009) 
  • Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi 1994
    Sostiene Pereira – Regia: Roberto Faenza (1995) 
  • Il pianista di Wladyslaw Szpilman – Autobiografia 1946
    Il pianista – Regia: Roman Polansky (The pianist – 2002) 
  • Il conformista di Alberto Moravia 1951
    Il conformista – Regia: Bernardo Bertolucci (1979) 
  • La prossima volta il fuoco di James Baldwin 1963
    I am not your negro – Regia: Raoul Peck (2016) 
  • Le rose di Atacama di Luis Sepúlveda 2000
    Nostalgia della luce – Regia: Patricio Guzman (Nostalgia de la luz, 2010) 
  • Nelle terre selvagge di Jon Krakauer 1996
    Into the wild – Regia: Sean Penn (2007) 
  • Ogni cosa è illuminata di Safran Foer 2002
    Ogni cosa è illuminata – Regia: Liev Schreiber e J. Safran Foer (Everything is illuminated,2005) 
  • L’eleganza del riccio di Muriel Barbery 2007
    Il riccio – Regia: Mona Achache (Le Hérisson – 2009)

 

La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini (pagg. 265 – 1990)

La Sicilia nella prima metà del Settecento. In un tempo scandito da impiccagioni, autodafé, matrimoni d’interesse e monacazioni senza vocazione, si consuma la vicenda di Marianna, della nobile famiglia degli Ucrìa, legata ai valori del denaro e dell’onore.
“Sposare, figliare, fare sposare le figlie, farle figliare, e fare in modo che le figlie sposate facciano figliare le loro figlie che a loro volta si sposino e figlino…” è questo il motto della discendenza Ucrìa, che in questo modo è riuscita ad imparentarsi per via femminile con le più grandi famiglie palermitane.
Marianna, costretta ad andare in sposa a soli tredici anni a suo zio, investita “con rimproveri e proverbi” quando osa sottrarsi al suo ruolo di “mugghieri”, sembra all’inizio destinata alla medesima sorte. Ma Marianna è una creatura speciale, e se deve comunicare con il mondo che la circonda e nel quale vuole vivere, può farlo solo scrivendo, impara così a conoscere il mondo al di là dei ristretti confini quotidiani.
“II personaggio di Marianna mi è stato suggerito da un quadro ritrovato nella villa Bagheria dove non ero più andata dopo la morte di mia nonna. Quando ho rivisto le grandi stanze affrescate, sono stata colpita dal ritratto di questa antenata, dai suoi occhi che avevano qualcosa di triste e nello stesso tempo di allegro. Questa dualità, questa doppiezza del suo viso, unita al fatto di sapere che Marianna era sordomuta mi hanno messo addosso una grande curiosità.” (Dacia Maraini)

Marianna Ucrìa (1997)

Regia: Roberto Faenza.
Premio David di Donatello 1997 per migliore fotografia, migliore scenografia, migliore costumista.

 

Reparto 6 di Anton Checov (pagg. 56 – 1892)

“La mia malattia consiste soltanto in questo, che in vent’anni ho trovato in questa città un solo uomo intelligente, e questo è un pazzo.
E non è addirittura grottesco fantasticar di giustizia quando ogni sorta di violenza viene accolta dalla società come una necessità razionale e giustificabile, e ogni atto di misericordia, come ad esempio un verdetto d’assoluzione, provoca una vera e propria esplosione di sentimenti di scontento e di vendetta?” (Anton Checov)
“Ciò che vediamo in tutti i racconti di Cechov è un continuo incespicare, ma è l’incespicare di uno che incespica perché sta guardando le stelle.” (Vladimir Nabokov)

Reparto 6 (Отдел 6 – 2009)

Regia: K. Shakhnazarov e A. Gornovsky
Trasposizione moderna del racconto omonimo di Anton Cechov.
Il film è  stato girato in un ospedale psichiatrico russo, con interviste ai pazienti,  mentre gli attori recitano secondo i dialoghi cekhoviani.
“Il film, inizialmente, avrebbe dovuto essere interpretato da Marcello Mastroianni, che aveva apprezzato molto la sceneggiatura, scritta da una nota sceneggiatrice italiana, Suso Cecchi d’Amico. Purtroppo, il fatto che il romanzo fosse ambientato nella contemporaneità, non piacque alla produzione e il progetto non andò in porto, ma io e Marcello rimanemmo amici, e questo legame con l’Italia è rimasto vivo nel tempo.” (Karen Shakhnazarov)

 

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi (pagg. 224 – 1994)

Pubblicato nel 1994, “Sostiene Pereira”, è uno dei libri più noti di Antonio Tabucchi.
La storia inizia una mattina d’estate del 1938, a Lisbona, nel pieno del regime di Salazar.
Pereira è un uomo anziano e abitudinario, direttore della pagina culturale di un modesto giornale locale del pomeriggio. Occuparsi solo di letteratura lo tiene lontano dalla vita vera, da quello che sta accadendo in Portogallo.
“Se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso aver studiato lettere a Coimbra e aver sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e devo pubblicare racconti dell’Ottocento francese, non avrebbe senso più niente, ed è di questo che sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un’altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista, come se io dovessi rinnegare qualcosa”.

Sostiene Pereira (1995)

Regia: Roberto Faenza
Antonio Tabucchi ha collaborato alla stesura dei dialoghi.
Premio David di Donatello 1995 per migliore attore a Marcello Mastroianni.

 

Il pianista di Wladyslaw Szpilman – Autobiografia (pagg. 215 – 1946)

ll 23 settembre 1939 Władysław Szpilman, un giovane pianista di Varsavia, suonò il Notturno di Chopin per la radio locale mentre le bombe tedesche cadevano sulla città. Fu l’ultima trasmissione dal vivo in onda da Varsavia. Un ordigno tedesco distrusse la centrale elettrica e la stazione radio polacca fu ridotta al silenzio. “Il pianista” –  è allo stesso tempo una storia di straordinaria tenacia e un documento della misteriosa, possibile «umanità» degli individui: la vita di Szpilman fu salvata da un ufficiale tedesco che lo udì suonare quello stesso Notturno di Chopin su un pianoforte trovato fra le macerie.

Il pianista (The pianist – 2002)

Regia: Roman Polansky. Attore protagonista: Adrien Brody
Palma d’Oro 2002 – Premio Oscar 2003 (miglior regia, miglior attore protagonista e sceneggiatura )

 

Il conformista di Alberto Moravia (pagg. 368 – 1951)

Il conformista, apparentemente, è più cose: la storia di un viaggio di nozze a Parigi, di un delitto di stato, la biografia di un uomo, la descrizione di un’epoca, di una società.
Ma, a ben guardare, questo romanzo è soprattutto il ritratto di un personaggio e di un atteggiamento morale caratteristici del nostro tempo: il conformista e il conformismo.
“Metafora di un modo di essere italiani, Il conformista, non teme il tempo o le mode, anzi dovrebbe tornare con rinnovato richiamo nelle sale cinematografiche e sugli scaffali delle librerie, perché siamo convinti che, come i classici, non finisca mai di dire quello che ha da dire”. (Italo Calvino) 

Il conformista (1979)

Regia: Bernardo Bertolucci.
David di Donatello 1971, Festival internazionale del cinema di Berlino 1970 (Premio Interfilm e Premio speciale dei giornalisti), British Film Institute Award 1970 (Sutherland Trophy) Sindacato Belga della Critica Cinematografica 1971 (Grand Prix al miglior film) National Society of Film Critics Award 1972 (Miglior regia e Miglior fotografia)

 

La prossima volta il fuoco di James Baldwin (pagg. 118 – 1963)

Non è mai troppo tardi per conoscere James Baldwin ma, se c’è un modo per farlo, è con questo libro. Pubblicato per la prima volta nel 1963, “La prossima volta il fuoco” colpisce dritto al cuore della cosiddetta “questione nera”.
“Questo paese innocente ti ha confinato in un ghetto, e in questo ghetto è stabilito che tu marcisca. Sarò più preciso, perché qui è il nocciolo della questione, è qui l’origine della polemica mia col mio paese: tu sei nato dove sei nato e hai di fronte a te il futuro che hai perché sei nero, per questa e nessun’altra ragione.” (James Baldwin)

I am not your negro (2016)

Regia: Raoul Peck
Aveva uno sguardo indimenticabile James Baldwin. Forse per questo Raoul Peck l’ha messo in primo piano sulla locandina del suo film I Am Not Your Negro, gemma preziosa estratta – e rielaborata con cura – dalla miniera d’oro degli scritti del grande attivista/pensatore/scrittore nato ad Harlem. Il materiale selezionato e montato dal regista, partendo dalle apparizioni dello stesso Baldwin in diversi tv show americani e in alcune lezioni universitarie, si arricchisce di un collage di sequenze cinematografiche estratte da i film che – nel bene o nel male – hanno forgiato l’immaginario collettivo dell’identità dei “blacks”, anzi, dei “negri”.
Già, perché, ricorda sempre Baldwin, “Il mondo non è bianco, né lo é mai stato. Bianco è solo il colore del potere”.

 

Le rose di Atacama di Luis Sepúlveda (pagg. 180 – 2000)

ll deserto di Atacama è uno dei territori più estremi della Terra, dove una volta l’anno si verifica un evento  straordinario . In seguito a una mite pioggia, le piante che giacciono sepolte sotto la sabbia si risvegliano e danno alla luce dei coloratissimi fiori che infuocano il paesaggio. Nel giro di qualche ora, il sole rovente annienta le rose lasciando negli occhi la sensazione di un’allucinazione.
Luis Sepùlveda ha scelto di raccontarci la precarietà che accomuna l’esistenza di queste rose a quella di alcuni individui nelle cui storie l’autore si è imbattuto.

Nostalgia della luce (Nostalgia de la luz, 2010)

Regia: Patricio Guzman

Un film sulla distanza fra il cielo e la terra. A tremila metri di altezza, gli astronomi di tutto il mondo si riuniscono nel deserto di Atacama, nel nord del Cile, per osservare le stelle.
“Per un astronomo, il solo tempo che conta è il passato. La luce delle stelle impiega centinaia di migliaia di anni a raggiungerci. Ecco perché gli astronomi guardano sempre indietro. Verso il passato. Vale lo stesso per gli storici, gli archeologi, i geologi, i paleontologi e le donne che cercano i loro morti. Tutti hanno questa cosa in comune: osservano il passato per comprendere meglio il presente e il futuro”. (Patricio Guzman)

 

Nelle terre selvagge di Jon Krakauer (pagg. 288 – 1997)

La storia di Christopher McCandless, giovane proveniente dalla Viriginia Occidentale che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska. Quattro mesi dopo la sua partenza per l’ultima tappa, le terre a nord del Monte McKinley, viene ritrovato morto da un cacciatore. Accanto al cadavere un diario che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane.
Jon Krakauer si imbatte per caso in questa vicenda, rimanendone colpito, e scrive un lungo articolo sulla rivista «Outside». In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si dedica alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo.
Il libro, che ha richiesto tre anni di ricerche, non è solo la ricostruzione degli accadimenti, ma è anche una metafora sul rapporto tra la nostra civiltà e la natura, un tentativo di penetrare le segrete vibrazioni che percorrono tutte le giovinezze.

Into the wild (2007)

Scritto e diretto da Sean Penn.

 

Ogni cosa è illuminata di J. Safran Foer – Autobiografia (pagg. 336 – 2002)

Un viaggio immaginoso aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati di vita vera, storie d’amore, vicende tragiche o farsesche.
Un racconto commovente e profondo, strepitosamente divertente;  un modo tutto nuovo di rileggere il passato per illuminare il nostro presente. J. Safran Foer racconta il suo viaggio,sulle orme del nonno, costretto ad emigrare, dalla natia Ucraina negli  Stati Uniti. 

Ogni cosa è illuminata (Everything is illuminated, 2005)

Regia: Liev Schreiber e J. Safran Foer. Attore protagonista: Elijah Wood.

 

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery (pagg. 318 – 2006)

Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l’alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante.”
Renée Michel è la portinaia di un elegante stabile di  Parigi  abitato da famiglie dell’alta borghesia. Introversa e scontrosa, dietro la porta e i vetri della sua “cella”, pratica la solitudine e la lettura dei classici. Renée ha un gatto e un segreto doloroso mai rivelato. L’arrivo in rue Manuel di monsieur Ozu, , e la disarmante intelligenza di Paloma, figlia dodicenne di genitori ottusi, eluderanno le spine e riveleranno “l’eleganza del riccio“.

Il riccio (Le Hérisson – 2009)

Scritto e diretto da Mona Achache.
La regista ha dichiarato di essere stata particolarmente affascinata dalla “sovrapposizione, dovuta al caso, di vite così diverse”.